La Sclerometria

Collaboratore Responsabile Settore Diagnostica e Restauro:  Dott. Geologo Marco Manca

Le provesclerometriche, sicuramente le più impiegate tra quelle non distruttive, consentono di determinare la durezza superficiale di una struttura in calcestruzzo, mediante la misura del rimbalzo di un'asta proiettata sulla superficie della struttura stessa. Poiché esiste una qualche correlazione tra la durezza superficiale e la resistenza meccanica, molto spesso lo sclerometro è utilizzato per ricavare i valori di resistenza meccanica a compressione. In realtà, la correlazione tra durezza superficiale e resistenza a compressione e quindi la taratura dello strumento dipende da alcuni parametri (come la durezza dell'aggregato lapideo, finitura e compattazione dello strato corticale, stagionatura superficiale, ecc.) che possono influenzare la correlazione stessa. Pertanto, il miglior impiego della sclerometria, come avviene tipicamente per le prove non-distruttive, è quello di individuare comparativamente zone di calcestruzzo relativamente più deboli e più forti (in termini di durezza superficiale e quindi di resistenza meccanica), in corrispondenza delle quali con poche e misurate prove distruttive (carotaggio e schiacciamento dei provini), si può determinare, in valore assoluto, la resistenza meccanica o il modulo elastico statico del materiale in sito.

I vantaggi di tale metodo sono dovuti all’economicità , alla rapidità d’esecuzione.

I limiti derivano dal fatto che la prova è notevolmente condizionata dallo stato d’alterazione superficiale del manufatto, per questo motivo dovrebbe essere integrata con gli ultrasuoni.