La Magnetometria

Collaboratore Responsabile Settore Diagnostica e Restauro:  Dott. Geologo Marco Manca

Questa tecnica consente di individuare materiali ferromagnetici nascosti nella struttura da indagare. Il metodo si basa sul principio dell'induzione magnetica: se un conduttore elettrico (di lunghezza l) si muove con una velocità v attraverso un campo magnetico d’intensità B, all'estremità del conduttore si genera una differenza di potenziale e cosi calcolabile:

e = B l

Se le estremità del conduttore in movimento sono collegate con un circuito esterno stazionario rispetto al campo magnetico, la tensione indotta e causa il passaggio di una corrente d’intensità i, la quale determina una caduta di potenziale iR, dove R è la resistenza elettrica del conduttore in movimento. Text Box:  La differenza di potenziale V alle estremità del conduttore diventa:

V = e - iR

In pratica il magnetometro si compone di una sonda che è messa in movimento sulla superficie della struttura da indagare. La sonda consiste in una bobina attraversata da una corrente alternata di frequenza costante che genera un campo magnetico alternato.

Gli oggetti metallici, incassati nella struttura da indagare, ma tali che si trovino nell'area d’influenza del campo magnetico, alterano la differenza di potenziale all'estremità della bobina in base al principio sopra illustrato. L'alterazione del voltaggio è segnalata su una scala o registrata graficamente (Fig. 1) . L'alterazione dipende dallo spessore dell'oggetto metallico e da quello del materiale coprente; nel caso di strutture in cemento armato, per esempio, il magnetometro adeguatamente tarato, consente di rilevare il diametro dell'armatura in acciaio e lo spessore del copriferro.

I vantaggi di questo metodo è che è rapido e poco costoso.

I limiti derivano dal fatto che lo strumento rilevatore è sensibile ai forti sbalzi di temperatura, e ai forti campi elettromagnetici (radio trasmittenti nelle vicinanze); inutilizzabile ad oltre 10 cm di profondità.